Corso di aggiornamento professionale. Il racconto sportivo. Sala Consiliare di Palazzo Malaspina, sede del Municipio di Varzi (PV). Modera Roberto Livraghi, storico e direttore del Museo Alessandria Città delle Biciclette di Alessandria. Interviene Modulo unico: Dario Ceccarelli (Sole24Ore). Partecipano Riccardo Bruno (Corriere della Sera), Riccardo Crivelli (La Gazzetta dello Sport) e 360maker.

Programma – Il racconto sportivo cambia e traccia un percorso di mezzi dal quotidiano alla tv alla radio al web che conserva il suo elemento attrattivo: la passione. Il giornalismo sportivo ha vissuto un cambiamento epocale attraverso lo sviluppo dei mezzi tradizionali, coinvolgendo l’inviato anche attraverso nuovi media. Il giornalista sportivo costruisce un bagaglio professionale multimediale attuale che conserva tutto il fascino dell’emozione dello sport in collegamento con il passato. Verranno analizzati articoli, interviste, voci e fotografie di epoche diverse che tracciano la storia del giornalismo sportivo con il contributo dell’archivio digitale dei Musei del Ghisallo e di AcdB Museo. Il corso genera un laboratorio tematico inserito nella rassegna culturale annuale Vartweek. Partecipa una classe dell’Istituto Comprensivo Ferrari di Varzi.

Il corso mira ad approfondire lo stile del racconto sportivo ripercorrendo la storia del giornalismo sportivo che è anche la storia dell’evoluzione dei mezzi e del giornalismo di cronaca. Valorizza la possibilità di interazione dei diversi mezzi di comunicazione. Approfondisce la multidisciplinarità del giornalista sportivo che è cronista nel suo dna.

A guidare il percorso è Dario Ceccarelli, nato a Milano nel 1955. Giornalista professionista dal 1986, docente di giornalismo, Dal 2019 è presidente del Collegio dei Probiviri dell’Associazione Lombarda Giornalisti. Roberto Livraghi, direttore del Museo Alessandria Città delle Biciclette, storico e scrittore, introduce sulla storia del giornalismo sportivo / la figura dell’inviato e del fotogiornalista, figura professionale “storica” che trova spazio nel museo di Palazzo Monferrato ad Alessandria.

Dario Ceccarelli, giornalista prima di carta stampata a L’Unità, in gioventù,  e poi radiofonico a Radio 24 introduce il tema così: “Nei miei 40 anni di lavoro, oltre che di cronaca e costume,  mi sono occupato di sport. Soprattutto ciclismo, come inviato al seguito del Giro d’Italia e del Tour de France e anche del calcio seguendo il campionato, coppe e un paio di Mondiali. Ancora adesso sul Sole24Ore online tengo una rubrica, il Graffio del lunedì, dove raccontando il week end sportivo cerco anche di metterne in luce gli aspetti che si prestano anche ad essere “punzecchiati” con un po’ di ironia, cosa che nello sport è sempre mal gradita perché il pubblico sportivo poco apprezza le stroncature, soprattutto se toccano i loro beniamini. In questo modulo, tuttavia, parleremo soprattutto del linguaggio della radiocronaca sportiva facendo un breve viaggio con la macchina del tempo per capire come eravamo e come siamo diventati”.

“I cambiamenti del linguaggio e dei ritmi narrativi sono figli dei cambiamenti della società. Una radiocronaca di Niccolò Carosio, prima voce della radiofonia sportiva, sarebbe impensabile ai giorni nostri. Le pause, lo stile british, il gol appena sussurrato, verrebbero travolti dal dileggio dei social. Sarebbero anacronistici, come un inviato della carta stampata che scriveva come Bruno Raschi o Gianni Brera con la lettera 22”.

Tante le cose sono cambiate in questi 40 anni. A volte è perfino difficile rendersi conto di questi cambiamenti, che sono sempre cambiamenti mutuati dai cambiamenti della nostra vita, dal nostro modo di parlare, di informarci, di consultare i social. Bisogna stare al passo dei tempi, ma senza farci snaturare troppo. I social tendono a togliere l’intermediazione giornalistica e questo, oltre a un certo punto non va bene. Perché un giornalista deve avere ancora il quadro del comando sempre in mano per spiegare e far capire quello che ai non addetti non è chiaro o appare semplificato e distorto.

C’è tutto un mondo in movimento da raccontare, pensiamo agli enormi progressi dell’Italia in sport che ci erano preclusi, il nuoto, l’atletica, i sori successi ai Giochi di Tokyo, li successi degli atleti azzurri nelle paralimpiche.  Figure straordinarie che vanno raccontate con entusiasmo ma senza sbavature  retoriche.  Poi le donne, che sono il vero fenomeno nuovo dello sport:  un giornalista questi mutamenti  deve saperle raccontare inquadrarli in un contesto in evoluzione.

Pensate a questi due ultimi anni, lo sci con la valanga rosa, il ciclismo femminile diventato molto più vincente  di quello maschile. Terminerei così: siamo in un mondo, anche quello dello sport e del suo modo di raccontarlo, in  grande trasformazione:  cerchiamo d farlo senza farci condizionare dai vecchi e nuovi pregiudizi.